Alberto Tiziani

    Alberto Tiziani

    Sabato, 26 Marzo 2016 08:40

    I Leo, la formazione e la comunicazione

    I Leo, la formazione e la comunicazione

    Negli ultimi anni, caratterizzati, inutile negarlo, da una costante riduzione dei soci Leo e Lions a livello multidistrettuale, si è fatta sempre più pressante la necessità di una strategia comune ed integrata per “trattenere” i soci presenti, attraverso una difficile opera di formazione e motivazione, e per coinvolgere “nuove leve”.

    Nel mondo Leo, probabilmente, questo risulta essere meno complesso. La capacità nell’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazioni, sicuramente più congeniali alle giovani generazioni, così come la più spontanea capacità relazionale che contraddistingue i ragazzi, sono certamente un valido aiuto nello scavalcare le barriere della diffidenza che dividono il mondo “esterno” dal leonismo.

    Una volta conosciute le attività promosse da noi Leo, tante persone si ricredono a sposano i nostri ideali. Ma come avvicinarsi alla comunità? Come far capire che non siamo quelli delle cravatte che trascorrono le serate a base di musica, ricchi premi e cotillon?

    Indubbiamente, si sta prendendo sempre più coscienza dell’importanza della formazione interna dei soci, fondamento per una miglior strategia comunicativa verso l’esterno, finalizzata a promuovere le nostre attività di servizio e ad ampliare il numero (e la qualità) degli associati.

    Personalmente credo che non vi sia miglior formazione per i soci della convivialità, dell’incontrarsi e scambiare idee ed opinioni, del trovarsi per un paio di volte e reputarsi già amici. Quant’è bello incontrarsi a casa di un socio davanti ad un ottimo piatto di pasta e trascorrere la giornata a programmare attività divertendosi?

    Non serve a nulla sapere quali siano i confini territoriali del Distretto Ta1 o quali siano le funzioni del Revisione dei Conti se prima non ci si sente parte di un gruppo affiatato, unito e coeso.

    Partendo dall’amicizia, poi, attraverso le molteplici attività rivolte al pubblico (come la vendita degli ormai proverbiali pandorini), i service e la loro pubblicizzazione sui social network, la condivisione di messaggi, l’inoltro di chiamate in cellulari che, spesso, diventano roventi, la pubblicazione sui giornali locali di articoli aventi ad oggetto un risultato raggiunto con impegno e dedizione, il passo per trasmettere agli altri quello che facciamo e le emozioni che proviamo nel farlo è presto fatto.

    Il nostro miglior biglietto da visita, in conclusione, siamo noi stessi. Non v’è comunicazione migliore di essere e risultare un gruppo unito, che lavora con sintonia. Non v’è gioia più grande del riscontrare che in tanti stanno comprendendo come il “fare gruppo” sia l’architrave, la chiave di volta della nostra associazione.

     

    Alberto Tiziani

    Sabato, 26 Marzo 2016 08:35

    Essere Leo: un'esperienza di leadership

    Essere Leo: un’esperienza di Leadership

    Non tutti sanno che “Leo” non è solo la traduzione latina di leone. Leo è anche l’acronimo di “Leadership, Experience, Opportunity”. Essere Leo è donare a noi stessi l’Opportunità di vivere un Esperienza di Leadership.

    E proprio quest’ultimo termine, dal mio punto di vista, dev’essere maggiormente analizzato.

    La leadership non è sempre innata. Essa si acquisisce anche con il tempo, “lanciandosi” in nuove sfide, proponendosi quale referente per un service, accettando un nuovo incarico, quale quello del presidente di club...

    Si diventa davvero leader quando si pretende più da sé stessi che dagli altri. Ciò non significa che non si debba delegare. Anzi. Significa che nel dare fiducia agli altri, bisogna essere i primi nel dare il buon esempio, nel perseguire la strada giusta, nel decidere con tempestività, nel prendere iniziative, sorprendere con idee nuove ed utili, non solo per il proprio Club, ma anche per la propria comunità. Il leader dev’essere grintoso e travolgente, mai svogliato. Dev’essere il primo a dare il buon esempio. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via.

    Il vero leader dev’essere giudicato per ciò che fa, non per ciò che dice. L’onestà, la correttezza, la lealtà devono essere pilastri del suo operato. Il leader non deve pretendere, ma deve fare in modo che gli altri pretendano da loro stessi. Deve guidare con determinazione, senza titubanza. Deve spingere i propri soci ad esternare i propri punti di forza ed a migliorare le proprie debolezze.

    Il leader deve essere “primus inter pares”, deve offrire ai propri soci la possibilità di superarsi, assegnando loro obiettivi ambiziosi. Il leader, però, deve saper porre l’asticella all’altezza giusta. Non deve pretendere troppo né proporre obiettivi irraggiungibili, onde evitare sconforto e perdita di entusiasmo. In poche parole, deve conoscere il proprio club, dev’essere conscio delle proprie possibilità e deve comprendere che i traguardi devono essere raggiunti gradualmente, senza fare passi più lunghi della gamba.

    Il socio deve sempre sentirsi incoraggiato, mai criticato dal leader, sul quale deve poter sempre contare per una parola di conforto.

    Il leader non conosce tutto, ma ha sempre voglia di imparare. Non parla per primo e poi ascolta, ma ascolta e poi parla. Ispira e sprona, non dirige. Il leader non pretende risultati, ma chiede impegno, distribuendo responsabilità. Non dice mai “io”, ma sempre “noi”.  

    Il leader non dev’essere il “supremo leader” od il “caro leader”, retaggio di qualche dittatura dell’est asiatico, ma dev’essere giusto, generoso ed equo.

    Dev’essere ben organizzato, deve saper pianificare per tempo le riunioni, rispettare le scadenze, fare in modo che tutti i soci siano idoneamente informati sulle decisioni da prendere.

    Il leader deve saper “recuperare” i soci che si credevano persi, incoraggiandoli a ricominciare, a riprovarci. Dev’essere previdente e saper coinvolgere i più giovani, futuro dell’associazione.

    Il “mestiere” del leader non è mai semplice né scontato. Richiede molto impegno e dedizione. Ma, se ben gestito, può portare numerosi frutti, in primis per il club, ma anche per la propria crescita personale ed umana.

     

    Alberto Tiziani

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